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Sito in linea dal 19 novembre 2006
Benvenuti in queste pagine dedicate alla poetessa americana Sylvia Plath (Boston 1932 - Londra 1963). Il presente non vuole essere un sito completo ed esauriente su Sylvia Plath (anche se aspira ad esserlo col tempo), ma un piccolo portale, tutto in italiano, dedicato alla Poetessa di Boston. Sono presenti molti link esterni (in italiano e non). Ogni commento, critica o suggerimento, è, naturalmente, ben accetto.
Introduzione
Riporto qui sotto un breve presentazione che avevo scritto, tempo fa, su Sylvia Plath.
Ho in mano la raccolta dei Diari di Sylvia Plath (editi
dall'Adelphi): una copertina rossa con al centro una
bella foto della Plath con la testa china che batte a
macchina... guardo la foto da diverse angolazioni, e mi
domando: chi era questa donna?
In verità non lo so, e penso che nessuno mai
potrà dire chi era questa straordinaria
scrittire, che si fece travolgere dal male di vivere
(di montaliana memoria), e si suicidò a soli 31
anni.
Una bella donna, una famiglia non ricca, ma borghese,
senza particolari problemi...eppure si arrese, decise
ad un certo momento di non lottare più, e con un
gesto crudo aprì il gas ed infilò la
testa nel forno ed arrivò un sonno
mortale...
E famosa per alcune opere; a parte le splendide poesie,
scrisse anche un romanzo (La campana di vetro:
violentemente autobiografico), qualche racconto ed una
manciata di ottimi saggi.
Apro i suoi diari, lo sguardo corre veloce sulle
pagine, e mi fermo a pagina 115, mi colpisce una frase,
quasi un grido disperato:
"Pensa. Ne sei capace. Sopratutto non devi fuggire nel
sonno-dimenticare i dettagli - ignorare i problemi -
costruire barriere fra te e il mondo e le allegre
ragazze brillanti - ti prego, pensa, svegliati. Credi
in qualche forza benefica al di fuori del tuo io
limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti
voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell'amore
e nell'umanità..."
Quando scrisse queste frasi aveva 22 anni.
Sylvia, amica mia... la vita continua e tutto
viene dimenticato, sommerso dalle parole, dalle azioni,
dal vento freddo e ostile che a volte spira contro di
noi.
Ha una mano decisa, la sua scrittura è sicura,
forte, capace di suscitare subito reazioni nel lettore,
così come solo la Parola vera sa fare.
Pochissimi fronzoli, nessuna passione violenta, ma una
scrittura, oso dire, sanguignia, pesata e, sopratutto,
irruente, quasi che avesse il terrore della pagina
bianca e che subito dovesse riempirla con se stessa,
fino a perdersi nelle sue stesse parole.
Le sue poesie non sono da meno. Consiglio a tutti di
leggere la profonda, e assai drammatica, poesia "Lady
Lazarus": parole forti, ritmiche, quasi amare. Il
continuo parlare di morte della Plath può forse
ingannare il lettore superficiale; spesso dietro al
tanto, troppo, parlare di morte, vi può essere
un disperato bisogno di vivere. Non so se Sylvia amava
la vita, ma non posso non pensarlo guardando una sua
splendida foto di lei al mare (la trovate nelle IMMAGINI,
estate 1954): che bel sorriso che avevi, luminoso e
forte.
Riprendo in mano i Diari, apro la prima pagina, luglio
1950:
"Forse non sarò mai felice...ma stasera sono
contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso
di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno
al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di
latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli
affogati nella panna (...) in momenti come questi sarei
una stupida a chiedere di più."
A cosa pensavi (questo pensiero mi tormenta) quando
infilasti la testa nel forno? Sylvia, i tuoi figli
erano al secondo piano che dormivano e anche tu ti
preparavi a dormire... piantare le fragole non ti
bastava più. Peccato, un vero peccato. Dormi
serena ora, tanto il tempo si è finalmente
fermato.
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