La campana di vetro
Romanzo, palesemente autobiografico, pubblicato il 14 gennaio 1963. L'opera, per non offendere nessuno, fu pubblicata sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas... cosa che, non servì molto, dato che anni dopo la sua morte, una donna che si riconobbe nel personaggio di Joan (dipinta come lesbica), fece causa agli eredi, vincendo il processo.
Il romanzo è la trasposizione romanzata degli eventi che portarono la Plath, nell'estate del 1953 a tentare il suicidio e a finire poi in una clinica psichiatrica. Viene narrato il lento recupero e la tranquillità (se di tranquillità si può parlare) ritrovata.
Un romanzo bellissimo, violento, cupo e sanguigno. La Plath, con la sua scrittura divina, ci permette di calarci perfettamente nella sua mente. Ci porta nei suoi pensieri, nelle sue psicosi... ci ritroviamo vicino a lei quando, inginocchiata, piange lacrime amare sulla tomba del padre; e sempre con lei viviamo il terribile momento del primo elettroshok... quei lampi azzurri, quelle grandiose pagine, mi hanno fatto piangere:
Ci fu un breve silenzio, come un respiro trattenuto. Poi qualcosa calò dall'alto, mi afferrò e mi scosse con violenza disumana. Uii-ii-ii-ii-ii, strideva quella cosa in un'aria crepitante di lampi azzurri, e a ogni lampo una scossa tremenda mi squassava, finché fui certa che le mie ossa si sarebbero spezzate e la linfa sarebbe schizzata fuori come da una pianta spaccata in due. Che cosa terribile avevo mai fatto, mi chiesi. (Tratto dal capitolo XII)
Il libro, per essere davvero apprezzato, va letto almeno due volte. Sono venti capitoli che volano via assai rapidamente. Vera poesia in prosa. La Plath scrisse un unico romanzo, questo, ci mise tutta se stessa, fu completamente rapita dalla scrittura. Il suo stile è inconfondibile. Questo libro va letto insieme ad una biografia della Plath, meglio ancora accompagnandolo con i suoi diari. Purtroppo il marito, Ted Hughes, bruciò i diari dell'ultima parte della sua vita, e li manomise abilmente tagliando molte pagine... la sua, una colpa, che non sarà perdonata.
Breve Riassunto
Il libro è la storia di una giovane donna, in un momento cruciale della propria esistenza: sta per decidere del suo futuro. Lontana da casa (si trova a New York per fare uno stage presso un importante rivista femminile), immersa in una nuova vita, subisce varie tentazioni che si risolvono tutte in maniera negativa, incidendo sul suo sensibile stato mentale. Inizia così la discesa nella malattia mentale, ma anche il duro cammino verso la resurrezione.
Esther (la protagonista) si trova a dibattersi tra quelli che sono (da sempre) i nodi cruciali dell'educazione delle donne: il successo e l'affermazione personale, la desiderabilità sociale e l'importanza del matrimonio e dei valori familiari. È tra questi due poli che si alternano i pensieri della giovane donna, che inutilmente cerca il suo equilibrio all'interno del conflitto tra aspirazioni personali e ruolo sociale. È stato definito come la storia di una schizofrenica. I capitoli centrali sono i più crudi e violenti. I tentativi di suicidio di Esther colpiscono il lettore in una maniera forte, facendolo precipitare, se troppo sensibile, negli stessi gorghi in cui l'autrice si era impantanata (così è successo a me). Un libro di vita, una testimonianza fatta di parole: vera e possente. Un capolavoro.